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25.11.2009
STEREO INVADERS
PASSO UNO
By Thiess
STEREO INVADERS
PASSO UNO
By Thiess
Passo Uno è un progetto raffinato e sensibile di musica totalmente strumentale. Le loro sono sonorità ricercate e che esprimono sentimenti allo stato puro. Ascoltiamoli direttamente, per capire il segreto della loro ispirazione.
Ciao ragazzi, raccontateci un po’ di voi e di come è nato il progetto Passo Uno.
Stefano: E' nato spontaneamente durante la lavorazione del documentario realizzato da me e Andrea (alla batteria nel primo lavoro) tra il 2004 e il 2005 dal titolo "Ultime Presenze A Villa Sottocasa - Luoghi Volti Suggestioni" per il quale abbiamo realizzato le musiche insieme ad Alessandro (fiati e violoncello). E' un progetto musico/visivo aperto, del quale in un certo senso ho sempre curato la "regia". Questa caratteristica ha portato negli anni a diversi cambiamenti nella line-up e a collaborazioni con altri musicisti.
Come mai avete scelto questo moniker?
Stefano: Nei giorni delle registrazioni del primo disco intuimmo che era nato qualcosa di meno estemporaneo del previsto e venne spontaneo cercare un nome appropriato per questo trio improvvisato. Il punto di partenza doveva essere una particolare connessione con il mondo delle immagini perché era in quell'ambito che volevamo continuare a indagare. Come siamo arrivati al nome prescelto francamente non ricordo! Ricordo di averlo pronunciato per poi essermi fatto convincere dagli altri a tenerlo... all'inizio non mi suonava molto bene! A distanza di tempo invece mi convince sempre di più! Anche il logo (disegnato da Alessandro) ha un ruolo fondamentale e rappresenta al meglio lo spirito del progetto. E' parte del nome.
Alessandro: il nome ci ha poi convinti tutti anche perché contiene un che di musicale, legato al tempo e al movimento, ma anche all'immagine e alla fotografia. Per quanto riguarda il logo, mi sono ispirato a una scena di un film al quale io e Stefano siamo sempre stati legati...
Di chi è stata l’idea di musicare il film muto Tartüff e cosa per voi ha rappresentato questa esperienza?
Stefano: Il film Tartüff ci è stato proposto da Mara Martinoli curatrice del progetto "Una Cura Di Sane Anticaglie". La richiesta giunse in un momento un po' di stallo e ha rappresentato una sfida molto stimolante che ci ha permesso di realizzare la nostra esperienza musicale più matura. La lavorazione è stata molto lunga e con modalità compositive diverse dalle precedenti, più ragionate in alcuni casi e meno emotive potrei dire. E' stata un'opportunità fondamentale per il proseguimento del progetto, mi ha dato nuovi stimoli e la voglia di continuare a sperimentare.
Alessandro: Si Tartüff ci ha dato l'occasione di lavorare in modo approfondito a un'opera nella quale la musica non aveva più un ruolo di accompagnamento, ma contribuiva attivamente alla narrazione. In questo senso – senza voler snaturare la pellicola di un maestro del cinema come Murnau – abbiamo voluto vedere fino a che punto la nostra musica avrebbe potuto influire sull'atmosfera del film cercando di sottolinearne gli aspetti più oscuri e inquietanti, trascinandola quasi dal rango di commedia a quello di commedia nera o grottesca.
Come nasce in voi l’ispirazione musicale? Partite dalle immagini per creare le vostre colonne sonore?
Stefano: Sì, fino ad ora le immagini e la loro estetica hanno rappresentato il punto di partenza. Nel caso, ad esempio, della sonorizzazione di un film muto trovo che sia un passaggio obbligato, almeno all'inizio. Poi c'è ovviamente la storia, avendola in mente puoi permetterti di suonare a occhi chiusi cercando l'atmosfera che secondo te meglio gli si addice. Ma l'ispirazione nasce sempre e comunque da noi, da quello che conosciamo, da quello che siamo, dal nostro stato d'animo e dal clima creato insieme dai musicisti.
Alessandro: Direi che quello che ha detto Stefano riassume perfettamente il nostro modo di agire. A volte però può anche capitare di utilizzare atmosfere create in precedenza. Alla fine è una questione di stati d'animo: un'immagine può portarti a provarne uno che hai già vissuto e che già avevi espresso in musica. In quel caso viene naturale inserirlo in un nuovo contesto.
Avete del materiale nuovo in cantiere? Pensate di continuare su questa via dei film muti?
Stefano: Un CD-r di imminente pubblicazione sempre con Trazeroeuno, è in fase di missaggio. Sarà una piccola raccolta in edizione limitata di brani che ho registrato "qua e la" nell'arco degli ultimi 3 anni, e avrà diverse collaborazioni... è un lavoro piuttosto personale e in effetti rappresenta una svolta. Comunque l'intenzione è sia quella di continuare sulla scia dei film muti ma di aprirsi anche ad altre possibilità. Il connubio musica/immagine sarà in ogni caso mantenuto poiché è l'essenza stessa del progetto, e io comunque non riuscirei a scindere le due cose.
Alessandro: Per quanto mi riguarda sto lavorando a progetti paralleli, in parte slegati dall'idea di sonorizzazione. Trovo che sia importante che ogni componente del gruppo mantenga una propria identità e si crei un piccolo spazio personale di sperimentazione che serva poi a portare sempre nuove idee a quello che è poi il percorso comune. Inoltre la varietà, il fatto di cercare di non ripetersi mai, di essere aperti a nuove sonorità sono cose che rendono più interessante un tipo di progetto come il nostro, aprendolo alla possibilità di sonorizzare materiale di differente natura con differenti atmosfere.
L’idea che avete reso dei sentimenti e delle emozioni in Tartüff è perfetta, vi faccio i miei più sinceri complimenti. Riascoltando e rivedendo la pellicola, in quali tratti vi sentite più coinvolti?
Stefano: Di certo primi 10 minuti. Li abbiamo registrati in presa diretta, di getto, in modo spontaneo e senza interruzioni. Il risultato mi soddisfa molto. Trovo alcuni passaggi tra i più intensi mai creati dal gruppo.
Alessandro: Concordo in parte con Stefano, anche se per quanto riguarda il legame che si è creato tra musica e immagine sono più propenso a citare la seconda metà del film, ad esempio la scena cui è legato il brano "Heaven Sent Me to You", "Under The Spell Of Your Personality" e "Alone" (che forse è il pezzo più riuscito del film).
Ci sono esibizioni dal vivo che vi coinvolgeranno a breve? E se sì dove?
Stefano: Nei primi giorni di dicembre saremo come duo (io al laptop e chitarra e Mara Martinoli alla voce) a Berlino per presentare un progetto di reading musicale dal titolo "Nostos" (in cui l'elemento visivo, anche se più discreto, non mancherà) che riprende e approfondisce un esperimento fatto durante un live di qualche tempo fa Milano. Il 4 dicembre saremo ospiti al White Rabbit mentre il 6 condivideremo insieme a Claudio Rocchetti il palco del Neurotitan. A gennaio è prevista una performance a Milano presso Sound Metak in cui presenteremo la sonorizzazione di due cortometraggi di animazione dei primi del '900 ai quali metteremo mano nelle prossime settimane. Sul nostro MySpace e su Trazeroeuno sarà possibile a breve trovare tutte le informazioni al riguardo.
Grazie per la disponibilità e gentilezza, speriamo di potervi riascoltare in futuro. A presto!
Stefano e Alessandro: Grazie a te, davvero!
Ciao ragazzi, raccontateci un po’ di voi e di come è nato il progetto Passo Uno.
Stefano: E' nato spontaneamente durante la lavorazione del documentario realizzato da me e Andrea (alla batteria nel primo lavoro) tra il 2004 e il 2005 dal titolo "Ultime Presenze A Villa Sottocasa - Luoghi Volti Suggestioni" per il quale abbiamo realizzato le musiche insieme ad Alessandro (fiati e violoncello). E' un progetto musico/visivo aperto, del quale in un certo senso ho sempre curato la "regia". Questa caratteristica ha portato negli anni a diversi cambiamenti nella line-up e a collaborazioni con altri musicisti.
Come mai avete scelto questo moniker?
Stefano: Nei giorni delle registrazioni del primo disco intuimmo che era nato qualcosa di meno estemporaneo del previsto e venne spontaneo cercare un nome appropriato per questo trio improvvisato. Il punto di partenza doveva essere una particolare connessione con il mondo delle immagini perché era in quell'ambito che volevamo continuare a indagare. Come siamo arrivati al nome prescelto francamente non ricordo! Ricordo di averlo pronunciato per poi essermi fatto convincere dagli altri a tenerlo... all'inizio non mi suonava molto bene! A distanza di tempo invece mi convince sempre di più! Anche il logo (disegnato da Alessandro) ha un ruolo fondamentale e rappresenta al meglio lo spirito del progetto. E' parte del nome.
Alessandro: il nome ci ha poi convinti tutti anche perché contiene un che di musicale, legato al tempo e al movimento, ma anche all'immagine e alla fotografia. Per quanto riguarda il logo, mi sono ispirato a una scena di un film al quale io e Stefano siamo sempre stati legati...
Di chi è stata l’idea di musicare il film muto Tartüff e cosa per voi ha rappresentato questa esperienza?
Stefano: Il film Tartüff ci è stato proposto da Mara Martinoli curatrice del progetto "Una Cura Di Sane Anticaglie". La richiesta giunse in un momento un po' di stallo e ha rappresentato una sfida molto stimolante che ci ha permesso di realizzare la nostra esperienza musicale più matura. La lavorazione è stata molto lunga e con modalità compositive diverse dalle precedenti, più ragionate in alcuni casi e meno emotive potrei dire. E' stata un'opportunità fondamentale per il proseguimento del progetto, mi ha dato nuovi stimoli e la voglia di continuare a sperimentare.
Alessandro: Si Tartüff ci ha dato l'occasione di lavorare in modo approfondito a un'opera nella quale la musica non aveva più un ruolo di accompagnamento, ma contribuiva attivamente alla narrazione. In questo senso – senza voler snaturare la pellicola di un maestro del cinema come Murnau – abbiamo voluto vedere fino a che punto la nostra musica avrebbe potuto influire sull'atmosfera del film cercando di sottolinearne gli aspetti più oscuri e inquietanti, trascinandola quasi dal rango di commedia a quello di commedia nera o grottesca.
Come nasce in voi l’ispirazione musicale? Partite dalle immagini per creare le vostre colonne sonore?
Stefano: Sì, fino ad ora le immagini e la loro estetica hanno rappresentato il punto di partenza. Nel caso, ad esempio, della sonorizzazione di un film muto trovo che sia un passaggio obbligato, almeno all'inizio. Poi c'è ovviamente la storia, avendola in mente puoi permetterti di suonare a occhi chiusi cercando l'atmosfera che secondo te meglio gli si addice. Ma l'ispirazione nasce sempre e comunque da noi, da quello che conosciamo, da quello che siamo, dal nostro stato d'animo e dal clima creato insieme dai musicisti.
Alessandro: Direi che quello che ha detto Stefano riassume perfettamente il nostro modo di agire. A volte però può anche capitare di utilizzare atmosfere create in precedenza. Alla fine è una questione di stati d'animo: un'immagine può portarti a provarne uno che hai già vissuto e che già avevi espresso in musica. In quel caso viene naturale inserirlo in un nuovo contesto.
Avete del materiale nuovo in cantiere? Pensate di continuare su questa via dei film muti?
Stefano: Un CD-r di imminente pubblicazione sempre con Trazeroeuno, è in fase di missaggio. Sarà una piccola raccolta in edizione limitata di brani che ho registrato "qua e la" nell'arco degli ultimi 3 anni, e avrà diverse collaborazioni... è un lavoro piuttosto personale e in effetti rappresenta una svolta. Comunque l'intenzione è sia quella di continuare sulla scia dei film muti ma di aprirsi anche ad altre possibilità. Il connubio musica/immagine sarà in ogni caso mantenuto poiché è l'essenza stessa del progetto, e io comunque non riuscirei a scindere le due cose.
Alessandro: Per quanto mi riguarda sto lavorando a progetti paralleli, in parte slegati dall'idea di sonorizzazione. Trovo che sia importante che ogni componente del gruppo mantenga una propria identità e si crei un piccolo spazio personale di sperimentazione che serva poi a portare sempre nuove idee a quello che è poi il percorso comune. Inoltre la varietà, il fatto di cercare di non ripetersi mai, di essere aperti a nuove sonorità sono cose che rendono più interessante un tipo di progetto come il nostro, aprendolo alla possibilità di sonorizzare materiale di differente natura con differenti atmosfere.
L’idea che avete reso dei sentimenti e delle emozioni in Tartüff è perfetta, vi faccio i miei più sinceri complimenti. Riascoltando e rivedendo la pellicola, in quali tratti vi sentite più coinvolti?
Stefano: Di certo primi 10 minuti. Li abbiamo registrati in presa diretta, di getto, in modo spontaneo e senza interruzioni. Il risultato mi soddisfa molto. Trovo alcuni passaggi tra i più intensi mai creati dal gruppo.
Alessandro: Concordo in parte con Stefano, anche se per quanto riguarda il legame che si è creato tra musica e immagine sono più propenso a citare la seconda metà del film, ad esempio la scena cui è legato il brano "Heaven Sent Me to You", "Under The Spell Of Your Personality" e "Alone" (che forse è il pezzo più riuscito del film).
Ci sono esibizioni dal vivo che vi coinvolgeranno a breve? E se sì dove?
Stefano: Nei primi giorni di dicembre saremo come duo (io al laptop e chitarra e Mara Martinoli alla voce) a Berlino per presentare un progetto di reading musicale dal titolo "Nostos" (in cui l'elemento visivo, anche se più discreto, non mancherà) che riprende e approfondisce un esperimento fatto durante un live di qualche tempo fa Milano. Il 4 dicembre saremo ospiti al White Rabbit mentre il 6 condivideremo insieme a Claudio Rocchetti il palco del Neurotitan. A gennaio è prevista una performance a Milano presso Sound Metak in cui presenteremo la sonorizzazione di due cortometraggi di animazione dei primi del '900 ai quali metteremo mano nelle prossime settimane. Sul nostro MySpace e su Trazeroeuno sarà possibile a breve trovare tutte le informazioni al riguardo.
Grazie per la disponibilità e gentilezza, speriamo di potervi riascoltare in futuro. A presto!
Stefano e Alessandro: Grazie a te, davvero!