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12.01.2010
HEADBANG
TARTÜFF

By AngelusNovus
Rating: 8/10

Se la storia dei Passo Uno, band nata nel 2005 per volere di tre giovani musicisti milanesi, non è molto lunga da redigere, per la bellezza della loro proposta musicale è sarebbe necessario spendere veramente moltissime parole con il rischio di apparire eccessivamente prolisso. Proverò quindi ad essere esauriente e competente senza tediare voi lettori.
Con all’attivo quattro lavori i nostri ci propongono un collage musicale perfettamente riuscito, utilizzando frammenti dai più disparati generi musicali. Dall’ambient alla musica elettroacustica, dal post-rock dalle tinte fosche al jazz minimale la qualità del materiale scritto è sempre di altissimo valore artistico. I Passo Uno si avvalgono della loro grande conoscenza dell’armonia e della melodia, per non dire dell’acustica in generale, per mantenere sempre l’attenzione rivolta alla loro musica. Il tutto però dando l’impressione che questa loro verve compositiva ed esecutiva non sia solamente frutto di una intensa progettazione dei brani, sicuramente molto ben studiati in fase compositiva, ma che questa caratteristica provenga anche da una totale naturalezza nei confronti del proprio modo di vivere la musica che si suona. Non troviamo quindi macchinazioni eccessive, per non dire oppressive, di un genere musicale rispetto ad un altro ma, al contrario, uno sposalizio felice di tutte le diverse anime dei Passo Uno che come ho già avuto modo di dire, sono molte e disparate.

«Tartüff» è la prima colonna sonora che i Passo Uno realizzano per un film vero e proprio. I primi due lavori del terzetto, «Presenze» e «Il passato riemerso», sono sempre colonne sonore infatti, ma entrambe realizzate non per dei film ma per altrettanti documentari. Ogni lavoro è stato prodotto sempre dalla stessa etichetta che cura questo ultimo prodotto. Registrato nel 2008 e pubblicato nel 2009, «Tartüff» è la colonna sonora che i Passo Uno hanno pensato per musicare «Herr Tartüff», film appartenente alla categoria del cinema espressionista tedesco muto, per la regia di F. W. Murnau. Conosciuto dalla maggior parte del pubblico italiano per lavori come «Nosferatu il vampiro» e quel « Das Cabinet des Dr. Caligari» che permise a Fantozzi di essere assunto dalla Megaditta (cfr. «Il secondo tragico Fantozzi»), Murnau fu effettivamente uno dei registi e sceneggiatori più all’avanguardia nella storia del cinema. Sebbene lo sfortunato ragioniere ne sia giustamente intimorito, Paolo Villaggio ben conosce il valore dei suoi film che non sono certo pellicole di semplice digestione e comprensione. Temi come il doppio, la distinzione tra realtà ed allucinazione, il male e il suo rapporto con l’essere umano vengono da Murnau affrontati per la prima volta mediante tecniche sconosciute al cinema dell’epoca.

Da queste brevi note introduttive capite anche voi, come ho realizzato anche io durante l’ascolto del disco, che musicare dei documentari odierni è una impresa che non presenta gli stessi problemi che si pongono all’artista che vuole musicare un film del 1925. Non puoi discutere con il regista del film, il clima culturale è enormemente cambiato, la stessa funzione della musica è mutata più volte per quanto riguarda l’uso del sonoro come supporto al materiale filmico. Ecco perché merita una nota di merito supplementare questo lavoro, in quanto l’atmosfera tutta particolare della pellicola espressionista è qui mantenuta e rivivificata senza imprevisti di sorta. E perché dovrebbe esserlo? La strumentazione impiegata è veramente variegata ed eterogenea ma non opprime i suoni più abituali di chitarre acustiche ed elettriche, basso e batteria. Le costruzioni sonore sono architettate ora su maestosi suoni ambientali ora su fiochi rintocchi di corde metalliche. Gli strumenti a fiato sono un altro importante tassello del collage, che ben si coniugano con le registrazioni vocali di quelli che sembrano essere gli echi degli spettri del passato. Malinconici sassofoni dirigono la musica in territori cittadini nostalgici per poi virare in sonorità più potenti e violente.
Cesellati raffinatamente, tutti i paesaggi sonori scolpiti nel disco affascinano continuamente l’uditore e la cosa migliore è che il disco si arricchisce e diviene sempre più sorprendente con il passaggio dei minuti.

Bisognerebbe aprire un capitolo a parte per il package e la grafica dell’intero prodotto. L’edizione sontuosa di «Tartüff» si compone di cd con colonna sonora e di DVD che contiene il capolavoro di Murnau. Il tutto corredato di illustrazioni di copertina di tutto rispetto, magicamente unite allo spirito generale di tutta la musica che queste immagini rappresentano.
Sicuramente un disco che mi sento di consigliare a tutti coloro che apprezzano la musica ben concepita e suonata. Musica fresca e intelligente che non vuole a tutti i costi risultare innovativa, ma che invece utilizza ottimamente gli stili più disparati per creare un lavoro affascinante e completo.

Aspettando il prossimo disco di questa interessantissima band nostrana.