REVIEWS
AND INTERVIEWS

« BACK

23.01.2007
AUDIODROME
PASSO UNO

By Fabrizio Garau

I Passo Uno sono una formazione tanto particolare quanto interessante, come la maggior parte dei progetti parte di Trazeroeuno Productions. Dopo aver avuto l'occasione di recensire due dischi di ottimo livello, si è reso necessario approfondire alcuni argomenti e verificare le nostre ipotesi su di loro.

Passo Uno. Il nome tradisce subito la vocazione cinematografica. Come nasce il progetto, il logo e che ci potete raccontare della sua formazione insolita e “aperta”?

La nascita dei Passo Uno coincide con la registrazione della nostra prima colonna sonora Presenze. Quell'esperienza ci ha rapiti al punto che ci siamo posti l'obiettivo di fondare un progetto “aperto” in tutti i sensi, un campo di sperimentazione e ricerca legata strettamente all'immagine. Un qualcosa che si proponesse di crescere nel tempo passo dopo passo e che si adattasse ogni volta alle esigenze della situazione sia da un punto di vista di componenti del gruppo, sia di strumentazione, genere e ricerca sonora. Insomma è un progetto costituito da diverse fotografie che messe in sequenza creano un film in divenire, con un inizio, ma – si spera – senza una fine...
Alessandro ha disegnato il logo ispirandosi a un film cui siamo tutti molto affezionati: “Il Cielo Sopra Berlino” di Wim Wenders. È una rivisitazione grafica delle scene in cui l'angelo guarda la città dall'alto. Ci siamo rifatti proprio a questa pellicola, perché è estremamente evocativa, malinconica e profonda, è una ricerca nell'interiorità dell'uomo. La stessa linea - seppur in chiave documentaristica – che seguono le opere di Stefano. I simboli di pianissimo e fortissimo posti accanto all'angelo vogliono rappresentare visivamente il punto d'icontro tra l'immagine e la musica.

I vostri dischi sono “colonne sonore originali” di materiale girato dal chitarrista Stefano. Subito un tema difficile: musica e immagine.

Urca che domandona! Potremmo aprire un dibattito infinito, quindi mi limito a darti un riposta molto sintetica: anche le immagini hanno i loro suoni e il nostro intento è l'interpretazione di queste cercando la traduzione sonora migliore.

Una volta ho visto una rassegna di film muti commentati dal vivo da un trio jazz che improvvisava mentre le immagini scorrevano. Il vostro metodo compositivo qual è?

Vario. In Presenze ci siamo lasciati totalmente andare all'improvvisazione dopo aver guardato il documentario premontato, invece in Il Passato Riemerso c'è stata una ricerca ben diversa: siamo partiti infatti da pezzi improvvisati, ma poi ci abbiamo lavorato molto sopra, soprattutto grazie al contributo di Hue (Sparkle in Grey) il disco è diventato quello che volevamo. In questo caso non abbiamo visto il girato in anticipo, ma abbiamo lavorato esclusivamente su delle fotografie e chiaramente avvalendoci delle indicazioni di Stefano, che il documentario l'aveva girato.
Per quanto riguarda i film muti musicati dal vivo, stiamo lavorando a un progetto analogo, anche se in questo caso il metodo dev'essere necessariamente diverso. Innanzi tutto si deve analizzare a fondo il film, fare un'operazione di suddivisione in sequenze e scene, valutare l'atmosfera dei singoli frammenti e poi scrivere uno o più temi che si adattino al flusso emozionale della storia. In questo caso, essendo il film muto, la musica ha un potere pari a quello delle immagini, attraverso essa si può stravolgere il senso che il regista voleva dare alla pellicola. In ogni caso noi vogliamo scrivere qualcosa che si adatti alle immagini, ma non necessariamente al gusto estetico-musicale del periodo storico in è stato girato il film, per cui utilizzeremo una strumentazione che spazierà dal violoncello alla pura elettronica.

Il cd di Presenze aveva anche una sezione nella quale si vedeva il documentario stesso, girato da Stefano. Ove possibile, siete intenzionati a optare sempre per queste pubblicazioni multimediali?

Certo, soprattutto perché nonostante cerchiamo di fare colonne sonore che rimangano ascoltabili anche separatamente dalle immagini cui sono ispirate, è bene non perdere mai il collegamento profondo che c'è tra l'immagine e la musica. Le nuove tecnologie ci permettono e ci permetteranno sempre di più in futuro di creare delle vere e proprie esperienze audiovisive in un piccolo contenitore come il CD o il DVD, pertanto cercheremo di sfruttarle in modo sempre più creativo.

È solo un caso che i dischi commentino entrambi un documentario (la riqualificazione di una villa abbandonata e i ricordi dei dipendenti di un cotonificio)?

Sì e no. In realtà stiamo lavorando ad altri progetti e abbiamo fatto o stiamo pensando ad alcune date dal vivo, ma fino ad ora il documentario - in particolare quello che rievoca un passato che si sta perdendo - ci stimola di più a una ricerca poetica della musica. Senza fronzoli o virtuosismi fraseggiamo su immagini che hanno una storia dietro. Chiariamoci, quando ce ne sarà occasione saremo felici di lavorare a una colonna sonora di un film, ma non è una tanto cosa che vediamo come un punto d'arrivo, quanto come un esperimento, una tappa.
Forse tutti noi Passo Uno siamo accomunati dalla sensazione di essere nati nell’epoca sbagliata e i temi “storici” ci risultano facili.

Vi trovate a vostro agio nel descrivere queste storie in certo modo malinconiche e autunnali? La mia risposta è sì.

Sì, perché dietro questa malinconia c'è un mondo. C'è la vita di persone, famiglie, amici, innamorati. Parlare di una cosa passata che è stata intensa, porta inevitabilmente ad essere malinconici. Non è necessariamente una sensazione negativa, anzi, la malinconia è il segno della vita che scorre e lascia delle fotografie affascinanti che talvolta dispiace dover lasciare appese a un muro senza che nessuno le possa vedere. Stefano nei suoi documentari cerca di dar voce a questo sentimento, porta quelle foto all'aperto, le rende pubbliche per dire che sì, c'è un presente e ci sarà un futuro, ma senza condividere ognuno il proprio passato difficilmente si andrà da qualche parte. Anche il nostro progetto ha lo stesso significato dei documentari che musichiamo: non ci lasciamo prendere dalla smania della sperimentazione priva di criterio, ma cerchiamo di equilibrare quello che non c'è con quello che c'è stato. Per questo ci sentiamo a nostro agio, perché il nostro modo di concepire la musica è malinconico, per tutto quello di bello che c'è stato in quest'arte e per la spinta che esso ci dà nel tentativo di creare nuovamente qualcosa di bello.

Musica concreta: in Presenze rimane impresso il rumore di una serratura, in Il Passato Riemerso quello dell’orologio. Uno spunto per parlare dell’importanza dei field recordings nella “narrazione musicale”, e in generale di come siete entrati in contatto con questa forma espressiva.

Sicuramente il field recording è molto importante per noi. È un derivato dei suoni registrati in diretta durante le riprese dei filmati poi elaborati e contestualizzati rispetto alle immagini e alla musica evocata dalle stesse. Ci interessa lavorare sulla convivenza equilibrata tra rumori, suoni d'ambiente e il loro rapporto con le melodie.

È scorretto parlare di somiglianze post-rock, vista la vostra tendenza a essere “ambient” non solo attraverso l’elettronica?

Post, before, during rock. Scusa l'ironia. No, non è scorretto, ma noi facciamo sempre molta fatica a definirci. Quando ci chiedono “che genere fate?” spesso rispondiamo tre cose diverse. In realtà alla fine ci nascondiamo sempre dietro l'etichetta di “ambient” o rispondiamo “facciamo colonne sonore!”, anche se finché una persona non sente la nostra musica, non riesce a farsi un'idea concreta di quello che facciamo.

Se scrivessi che invece “Colpi A Vuoto” – forse per il basso – all’inizio sembra quasi post-punk?

Beh, davvero interessante! Non abbiamo molti riferimenti di quel tipo nei nostri ascolti abituali degli ultimi anni, ma un tempo chi non è passato da quelle parti musicali!? Magari è una reminiscenza inconscia!

Come procedono le cose con Trazeroeuno, di cui Stefano De Ponti è parte integrante, con la sua presenza dietro sia all’etichetta sia a più progetti?

Beh le cose procedono bene anche se è molto difficile riuscire a organizzarsi e portare avanti progetti di questo tipo considerando che tutti noi ovviamente abbiamo un lavoro o cerchiamo di averlo! Comunque rappresenta un approdo sicuro a cui fare riferimento in un momento così caotico.

Cercate di suonare dal vivo? Nuovamente, considerata la doppia natura del progetto, che tipo di esibizione proponete (proiezioni, etc…)?

Attualmente, come abbiamo accennato prima, stiamo lavorando alla musicazione del film muto "Tartufo" di Murnau, del 1921, che verrà presentato all'interno di una rassegna organizzata dall'associazione culturale Scalodieci nei prossimi mesi e che vedrà coinvolti altri musicisti della scena indie alle prese con altri film "d'epoca". E un'esperienza nuova ma ci sembrava il passo evolutivo che ci mancava. Su questo progetto vi terremo aggiornati sul nostro sito.
A presto e grazie mille per questa intervista!